Spartineve per loco a vapore F.S.

Questa volta tratterò di un tipo di spartineve FS che trovo molto “americano” perchè mi ricorda lo scacciabuoi collocato davanti alle famose General rodiggio 2-2-0 viste tante volte nei film western americani degli anni 50-60. Mi concentro su questo oggetto perchè con poca fatica e costo zero (visti i tempi è un dettaglio che non disturba) possiamo personalizzare anche un’anonima locomotiva commerciale rendendola unica con il “nostro” marchio di fabbrica. Si parte da un foglio di

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Primo passo

alluminio da 0,2mm o altro materiale che assicuri uguale rigidità e disponibilità a farsi “punzonare sul retro” (detto così suona un pò ambiguo, ma pazienza!). Si disegnano le forme di massima, ossia un rettangolo la cui larghezza dipende da quanto è largo il pancone del modello su cui volete applicare il vomere. Tenete almeno un mm in più considerando che dovrà poi essere piegato al centro; poi si prendono le misure della distanza dei respingenti tra loro e delle dimensioni dei

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Prima sgrossatura

piatti. Quindi si disegnano a matita le asole sull’alluminio e con una trapano e una fresa si creano i fori che saranno poi raffinati con la lima; lo stesso dicasi per l’apertura rettangolare al centro per il gancio. Quindi si disegna sul retro il profilo della chiodatura che gira tutto intorno al bordo e con pazienza e una punta da tracciare acuminata si procede all’incisione. A questo punto si piega al centro verticalmente per dare il giusto diedro al vomere e si inizia ad affacciare il manufatto per vedere se entra nel pancone. Se i respingenti si rifiutassero di entrare nelle asole iniziate il paziente lavoro di allargamento presentando spesso il pezzo fino ad ottenere il risultato voluto. Infine si piega il bordo superiore che sarà poi dipinto di

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Rifinitura del perimetro e chiodature, prima della piegatura verticale al centro

rosso segnale e su cui si potranno collocare i numeri della loco designata. Per il fissaggio definitivo al pancone ho usato un cuneo di plastica incollato con colla Artiglio da falegname: poi ho posto la loco sui binari e sopra di essi una striscia di plastica da 1 mm su cui ho appoggiato il vomere per  l’incollaggio. Dopo alcune ore ho perfezionato la solidità dell’innesto con loctite e se necessario potrete inserire all’interno altri tiranti di sicurezza. Quindi si passa alla verniciatura come da foto,

 

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Piegatura eseguita ed incollaggio sulla 735

con nero semilucido Humbrol steso a pennello e rosso segnale acrilico per il bordo superiore; poi ho posizionato le decals (maledettamente piccole e scomode) e infine ho steso una mano di trasparente semilucido, e con qualche ora di lavoro avrete un modello molto particolare. Non dimenticate di sollevare i fanali!

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Primo piano fin troppo estremo…..

Un altro utilizzo molto scenografico è quello di appoggiare il vomere al muro del deposito locomotive, come se fosse in procinto di essere posizionato su una motrice. Come vedete i motivi per realizzare questo piccolo accessorio non mancano di certo…..

Treno cantiere

Per implementare il mio treno cantiere non potevo rinunciare a una sia pur piccola betoniera da affiancare al carro cisterna. Per il carro ho usato un pianale a passo corto di Tibidabo che sonnecchiava senza ruote e senza ganci nella scatola dei ricambi.

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Carro betoniera finito ed invecchiato

Ho provveduto a dotarlo di questi elementi e l’ho verniciato con il solito giallo bandiera sporcato con varie passate di castano acrilico molto diluito; il telaio è stato invecchiato con pennellate della stessa miscela.

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Telaio invecchiato con la struttura di sostegno della betoniera

Avrei potuto cercare qualche veicolo stradale dotato di questo accessorio da cannibalizzare, ma ho preferito tentare la via dell’autocostruzione e quindi mi sono ingegnato usando due tubi di plastica di diametro a crescere infilati uno nell’altro. Li ho inseriti nel mandrino del trapano (quello per i lavori casalinghi che possiede un’apertura di mandrino superiore a 10 mm) e con una serie di lime ho tornito la conicità della betoniera.

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Betoniera in progress

Ho poi stuccato il tutto e seppiato la superficie fino ad ottenere il risultato desiderato. Per la struttura di appoggio al carro ho usato del profilato a u di plastica con fazzoletti triangolari di alluminio. Il motore addetto alla rotazione della betoniera è stato realizzato con spezzoni di plastica tondi e quadrati, tagliati, sagomati ed incollati in modo da rendere una sagoma credibile di un gruppo meccanico. Per parziale protezione ho poi chiuso la parte posteriore con una grata eseguita con una cornice di filo di rame, mentre la griglia è stata ottenuta dal solito tulle. Come già detto non ho ricercato una fedeltà assoluta ad un modello in quanto ogni carro viene costruito al vero in funzione delle esigenze della società e dei lavori in cui si specializza, quindi

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Struttura di base e compressore con griglia di protezione

ho mirato ad un realismo complessivo anzichè soffermarmi su dettagli strutturali opinabili.

DSCN2958.JPGPer completare il tutto ho incollato sul pianale del carro lo scivolo a gomito su cui cola il calcestruzzo, smontato per non intralciare la sagoma limite durante lo spostamento del convoglio in linea: questo particolare è ottenuto da un pezzo di alluminio da 0,2 mm ripiegato con pinze a becchi curvi. Mai come in questo caso credo possano essere più esaustive le immagini di qualsiasi ulteriore descrizione.

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Vista di lato del modello finito

Infine ho completato il convoglio con:

– un carro cisterna ricavato da un vecchio modello Rivarossi di stile tedesco, a cui ho cancellato il logo della compagnia petrolifera con carta abrasiva finissima e poi

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Cisterna invecchiata

riverniciato in gialle segnalo a spruzzo ed invecchiato con colature di bianco e marrone molto diluiti a livello del boccaporto di riempimento e di marrone sempre diluito per il telaio. In genere conviene tenerlo vicino alla betoniera per alimentarla con l’acqua necessaria alla produzione del calcestruzzo.

 

– un carro tramoggia anch’esso della produzione Rivarossi sempre di origine DB.

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Qui solo un piccolo aneddoto: il carro aveva subito delle piccole crepe nella struttura e quindi provvidi a rimetterlo in sesto per la verniciatura. Portandolo nel luogo dove lo avrei verniciato mi cadde involontariamente a terra fracassandosi ben oltre la stato di origine. Raccolsi tutti i pezzi e con pazienza modellistica lo re-incollai nel migliore dei modi. Tornai sui miei passi per la verniciatura e nel medesimo punto avvenne la stessa cosa: il modello andò in mille pezzi e alcuni non erano più recuperabili perchè pezzi di pezzi di pezzi… Dopo aver invocato a modo mio tutti santi in aiuto, ricostruii il tutto e questa volta riuscii a verniciare il modello e la sporcatura è stata provvidenziale per nascondere le piccole fratture che non potevano essere risolte.

 

– un carro chiuso a pareti in legno con doghe orizzontali che nella realtà contiene attrezzi e strumenti operativi, anch’esso una vecchia produzione, ma questa volta di produzione Trix. L’unico intervento è stato di verniciatura in giallo e sporcatura in marrone diluito e verniciatura del tetto in color grigio opaco.

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Carro coperto in prima posizione

Tutto il treno lo potete vedere nelle foto di seguito: un successivo passo potrebbe essere l’inserimento di una carrozza dormitorio per il personale, vedremo…

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Convoglio completo

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Locomotiva a vapore F.S. Gr 735

Questa motrice è la classica macchina tuttofare che nel corso dei decenni si è guadagnata l’apprezzamento dei ferrovieri che ne hanno potuto sperimentare le doti durante il suo lungo servizio sui binari italiani: era di progettazione americana e i successivi affinamenti eseguiti dai tecnici FS sulla scorta delle esperienze con analoghe loco progettate in Italia le hanno fatte sopravvivere per circa 50 anni.

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Primo piano del modello finito

Da parte mia non potevo trascurare questa leggenda e così mi sono avviato alla sua realizzazione con i soliti mezzi e qualche astuzia per sopperire alle inevitabili difficoltà.

Macchina: sono partito da una br55 Arnold; la meccanica e il biellismo non sono all’altezza di Fleischmann, ma ha il vantaggio di avere il motore in cabina e se anche è un po’ antiestetico vederlo dentro la cabina e non poter godere della trasparenza dello spazio tra telaio e caldaia (se non in piccola parte) ho optato per questa soluzione, molto facilmente reperibile on line a prezzo basso e semplifica di molto la trasmissione.

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Telaio Arnold con blocco cilindri modificato

La caldaia è un cilindro vuoto di ottone su cui ho incollato due strati di un foglio di rame da 0,2 mm perché avevo scelto la versione con la caldaia a sezione semiconica: non è una scelta affettiva o

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Primo assemblaggio telaio – cassa

estetica, è che dovendo celare il motore in caldaia ho tagliato il tubo di plastica di base davanti al motore e con le due fasce di rame – oltre a riprodurre la differenza di diametro – ho anche ottenuto l’alloggiamento per il motore e il prolungamento della caldaia che sarà poi leggermente limata davanti alla cabina, come al vero: diciamo che è un trucco elegante ed efficace. Chi mi legge da tempo conosce i passi successivi: filo di rame per chiodature e mancorrenti, pulsanti di biro esauste per i vari duomi, ecc. La cabina merita un cenno: è la stessa del modello originale, limata, ridotta, stuccata e sviluppata in modo da corrispondere alle forme e alle aperture del modello originale. Il gruppo cilindri è anch’esso quello originale, ma avvolto in strati di plastica che stuccati e  raccordati hanno fornito la forma definitiva del modello reale.

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Esempio di “fotoincisione dei poveri”

A differenza di altri modellisti che sono abili nella fotoincisione, io non possiedo quella tecnica e quindi mi affido a quella che sempre definisco la “fotoincisione dei poveri” ossia la realizzazione di ogni singolo particolare, come si può notare delle foto di dettaglio.

Il tender: merita davvero un momento di approfondimento per le modalità originali e rivoluzionarie che ho applicato, smentendo i metodi usati nei casi precedenti. Non avendo necessità di motorizzare il tender avevo il solo bisogno di farne un elemento prendi corrente. Per abitudine ho però accostato il tender a tre assi della br 55 al disegno in scala della 735 e mi sono accorto con grande stupore

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Telaio del tender ricavato da quello Arnold a tre assi

che la distanza delle tre ruote tra loro era praticamente identico al passo del secondo – terzo – quarto asse del tender da 22mq. Ricordiamoci che essendo una costruzione americana il passo dei carrelli e l’interpasso era leggermente diverso dai

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Cassa in lastica, prima delle chiodature

tender FS fatti in Italia e questo ha contribuito a salvare la situazione. In sintesi cosa ho fatto: ho  rinforzato con profilati a L di plastica le sedi prendi corrente delle tre ruote e poi le ho ridotte con una mola perché restassero sotto al longherone del telaio; poi ho usato il timone di aggancio del tender allo loco per farne uno sterzo per il primo asse mancante che ho ricavato dalla scatola dei ricambi e ho quindi ottenuto un tender con il primo asse sterzante (come fosse un bissel) e gli altri fissi, permettendo al tender l’inscrizione in curva e un’ottima presa di corrente.

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Vista dall’alto

Per i telai dei carrelli rimando all’articolo pubblicato alla categoria Accessori per modelli, reperibile dalla lista all’inizio del sito. La carrozzeria invece riprende i concetti consueti: struttura in plastica e rivestimento esterno in alluminio su cui ho riportato le innumerevoli chiodature. Le foto valgono più di mille parole.

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Vista laterale

Infine un’ultima considerazione: quando il lavoro riesce a soddisfare l’autore perché ottiene una resa visiva superiore alle sue stesse aspettative, diventa naturale aggiungere nuovi dettagli mai applicati su altri modelli per rendere ancora più realistica la “creatura”.

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Parte posteriore del tender

E quindi ecco l’inserimento dello spartineve in alluminio con le relative chiodature, le lanterne poste su supporti elevati per permettere il fissaggio dello spartineve stesso, le botole di visita della caldaia sul fianco della caldaia vicino ai tubi adduttori del vapore ai cilindri, le microscopiche tubature fuori delle centraline di lubrificazione sopra ai cilindri, i dettagli sul retro del tender (le cerniere sul cassone, gli sgocciolatoi per il supero del livello, ecc.). Il risultato lo lascio giudicare a chi legge, sperando nella sua indulgenza. Per la verniciatura sono al momento fermo perché il blocco dovuto alla pandemia mi ha colto in riserva di vernice e quindi dovrò attendere per vedere concluso il modello, ma anche così non mi dispiace….. Vi lascio quindi ad una galleria di immagini del modello finito prima della verniciatura.

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Vista del modello finito lato destro
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Idem lato sinistro
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Vista del complessivodall’alto
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Particolare del muso con evidenza dei supporti ai praticabili e altri dettagli

Di seguito una galleria di foto del modello verniciato: in assenza di rosso vagone causa chiusura dei negozi di modellismo per coronavirus (pro futuro: stiamo parando di aprile 2020) mi sono deciso di fare un tentativo di invecchiamento della parte bassa adoperando una miscela di gun metal alquanto diluita sulle ruote, il telaio e il biellismo. Devo decidere ancora se mi convince. E’ possibile che ripristinata la scorta di vernice rossa torni a ridipingere telaio e ruote con il consueto schema FS.

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Modello finito ed invecchiato – vista di lato
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Primo piano di fronte

 

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Vista dall’alto con primo piano sul tender
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Particolare della parte posteriore del tender da 22mq

 

 

Carro a sponde per treno cantiere

Per questo modello ho attinto al mio magazzino di vecchi carri tedeschi reperiti da varie fonti nel corso degli anni e silenti in attesa di elaborazioni. Inizialmente ho separato la cassa dal telaio e ho provveduto alla verniciatura con alcune mani di giallo segnale spay per la cassa e poi sporcato con una miscela di castano acrilico molto diluita, sia per la cassa sia per il telaio. Per non avere un carro banale avevo la necessità di riprodurre un carico che avesse un senso logico, originale e non troppo impegnativo. Decisi quindi di realizzare delle bobine di cavo elettrico isolato e alcune griglie di ferro usate di rinforzo nelle gettate di cemento. Come sempre il procedimento è banale, i pezzi sono di facilissima reperibilità e il costo pari a zero. Bobine: ho usato due rondelle metalliche infisse su un tondino di plastica, come da foto.

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bobine in pregress

La sola cura consiste nel montarle parallele tra loro e perpendicolari all’asse. Quindi si incollano, si stuccano e si avvolge sull’asso un certo numero di cm di filo elettrico con guaina e lo si incolla perché non si svolga… e il gioco è fatto. In alternativa si può usare del filo di rame che potrà essere usato per la costruzione (al vero) della linea aerea.

Griglie: ho preso un tulle da confetti (unico motivo per cui mi faccio trascinare a matrimoni e battesimi) e l’ho verniciato da ambo le parti con l’argento acrilico, poi apprettato e lasciato seccare sotto un peso per eliminare le pieghe.

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Griglie pronte per il carico sul carro

Quindi si ritagliano dei fazzoletti di griglia delle misure desiderate e su di essi si incollano con vinavil tre distanziali di legno (balsa nel mio caso, ma anche i fiammiferi da cucina possono andar bene): se ne fanno alcuni strati (come le lasagne al forno) e anche qui abbiamo finito. La posizione del carico è ovviamente a scelta del modellista.

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Carro  a sponde basse con carico

Come si vede il lavoro è di una facilità e rapidità disarmante soprattutto se confrontati con il risultato finale e il costo irrilevante, anche rispetto a quanto offrono sul mercato le ditte specializzate…….

V200 per treno cantiere

Da sempre mi attirava l’idea realizzare un treno cantiere e la possibilità di mescolare diversi rotabili non necessariamente italiani – vista l’abitudine delle varie società di approvvigionarsi sui mercati esteri – mi ha indotto a lanciarmi in questa avventura. Paradossalmente la principale preoccupazione non risiedeva nella realizzazione del complesso in quanto avendo visto diverse foto di treni cantiere ero arrivato alla conclusione che ognuno è diverso dall’altro per mezzi, composizione, interventi di carpenteria sulle strutture e colori e quindi vale quasi tutto quanto suggerisce l’osservazione della realtà. Il problema per me risiedeva nella verniciatura che doveva richiedere un’adeguata sporcatura per rendersi credibile su un plastico ma anche in una semplice vetrina.

L’occasione è venuta dall’acquisto pianificato di un V200 Arnold assai mal ridotto, ma a prezzo stracciato.

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Telaio revisionato e rimotorizzato; cassa privata delle griglie laterali

Dopo averlo smontato, revisionato, sostituita la motorizzazione e la trasmissione ho affrontato il primo problema: non volevo la vite di fissaggio della carrozzeria sul tetto (vite che peraltro non c’era nel rottame). Quindi pensai al fissaggio telaio-cassa con un approccio disinvolto: notai che in prossimità dei musi, sulle fiancate c’erano due sportelli ben incisi. Forai perciò con punta da 0,5mm sia la carrozzeria al centro dello sportello sia il telaio metallico in corrispondenza, in modo da realizzare un foro passante; questo è stato fatto sul lato desto verso la cabina A e sul lato sinistro sotto la cabina B. Poi ho inserito in ogni foro un minuscolo chiodino da modellismo navale ripromettendomi di sporcare quella zona in modo da nascondere il trucco e dando nel contempo la sensazione della presenza di una maniglia dedicata allo sportello. Dalle foto ingrandite il trucco appare evidente, ma nella realtà della piccola scala assicuro che se ne accorge solo chi lo sa.

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Modello finito con evidenza del fissaggio cassa – telaio

Poiché mi sono ispirato ad una rara foto del V200 della società Valditerra mi accorsi che le due griglie laterali erano state sostituite da due finestre e quindi mi vidi costretto a eliminare le griglie facendo attenzione a non rosicchiare le cornici. Oltre a tappare il buco della vite sul tetto mi sono anche dedicato a sostituire le maniglie sui musi (stampate) con altre in filo di rame. Tutto qui. Per la verniciatura mi sono affidato ad una bomboletta di giallo segnale acquistata in un colorificio sotto casa e dopo alcune mani di vernice ho dipinto di grigio cenere l’imperiale e di nero semilucido il telaio, carrelli e ruote.

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Sporcatura del tetto privo della vite di fissaggio

Non avevo mai eseguito alcuna operazione di sporca tura su modelli e quindi mi sono accostato con modestia e timore a questo compito, scoprendo che è assai divertente perché – avendo usato vecchie vernici acriliche ben diluite non più adatte alle livree dei modelli – contrariamente a ciò che avviene costruendo un modello se sbagliavo qualcosa bastava lavare via il tutto e ricominciare..

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Primo piano del muso con le maniglie riportate

Nello specifico con un castano diluito ho eseguito le sporcature delle griglie (che ne aumentano la profondità) e le colature lungo i bordi dei musi e a lato delle griglie, ho creato delle macchie intorno agli scarichi dei motori posti sul tetto,mentre la parte bassa del telaio e i carrelli sono stati sporcati con una mano di sabbia diluita e poi del castano. Non pretendo di aver realizzato un capolavoro, ma per essere il primo tentativo di sporcatura  mi considero soddisfatto. Spero di migliorarmi con i successivi carri, oggetto dei prossimi articoli.

Locomotiva a vapore F.S. Gr 685.233

Dopo essermi fatto le ossa qualche anno fa con la versione Caprotti con tender a tre assi, ecco che ora ho preso il coraggio a 4 mani e ho deciso di entrare in possesso della versione più comune, cioè quella con distribuzione Walschaerts e tender da 22 mq.

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Frontale del modello finito

Il modello da cui sono partito anche in questo caso è quello della Br 39 Fleischmann; la motorizzazione nel tender ricalca lo schema già adottato per la Gr 746 (vedi articolo nella categoria Locomotive a vapore) allungando il passo del tender originale di circa 2 mm e sostituendo il motore con uno di dimensioni più ridotte, sfilando le due viti senza fine e applicandole sulla nuova unità motrice semplicemente fissandole su tubetto di rame in cui entravano perfettamente gli alberini del nuovo motore: fissando il tutto con una puntina di loctite per albero si è assicurata la necessaria tenuta a tutta la trasmissione. Il motore è posto in sede con una fascia di ottone flessibile che assicura la posizione ma garantisce di sfilare il motore senza problemi in caso di manutenzione. Per quanto riguarda il tender rimando a quanto già descritto sull’articolo dedicato ai tender (vedi Categoria Tender). Faccio una precisazione assai necessaria: ho scelto di riprodurre la 685.233 non perché fossi particolarmente affezionato a questa unità, ma per una duplice motivazione: 1) questa locomotiva fu dotata sperimentalmente di un tender a cassa saldata, il che ha permesso di evitarmi il disturbo della riproduzione delle numerose chiodature; 2) di conseguenza posso vantare nella mia collezione un tender mai realizzato in precedenza da alcun costruttore e quindi un modello assolutamente originale.

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Primo piano sul tender con pareti saldate

Per la locomotiva ho dovuto affrontare il problema in modo un po’ differente rispetto alla volta precedente. Qui mi serviva di usare la biella centrale ma anche tutto il biellismo del cassetto di distribuzione legata alla testa a croce a una slitta del modello originale. Quindi ho provveduto a spianare con una mola montata su trapano tutte le sovrastrutture poste sul telaio (tubazioni, tiranti ecc.). Quindi ho sfilato con grande attenzione il quarto asse e l’ho ricomposto a parte in attesa di prossimo utilizzo. Ho smontato il telaio che contiene le prese di corrente (delicatissime!!!) e ho ridotto telaio e prese di corrente per avere un telaio di tre assi.

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Telaio ricomposto

Ho rimontato il tutto verificando che fosse assicurato il contatto elettrico su tutte le ruote da ambo i lati: a dirlo sembra una passeggiata, ma viste le dimensioni e lo spessore delle prese di corrente ho avuto le vene dei polsi che tremavano perché in caso di errore voleva dire buttare un intero telaio dal costo non trascurabile e soprattutto difficilmente riutilizzabile.

Da qui in poi è stata quasi una passeggiata. Le modalità costruttive e i materiali li conoscete perché sono analoghi a quanto già descritto nell’articolo relativo alla 685.700 (vedi Categoria: Locomotive a vapore). Idem per la verniciatura del modello.

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Modello in progress

Vorrei spendere una parola riguardo ad un concetto a me caro e che si ripropone spesso: per costruire modelli complessi ed impegnativi partiamo da elementi comuni, possibilmente semplici e poi – quando ci saremo impossessati delle tecniche – svilupperemo meglio i concetti.

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Dettaglio del contaKm

Anche in questo caso ho voluto sperimentare prima la fattibilità del modello con distribuzione Caprotti e poi quello più complesso, Walschaerts. Analogamente per il tender: ho sperimentato differenti soluzioni (tutte debitamente documentate su questo sito nella categoria Tender) e poi ho scelto la più efficace, apportando di volta in volta modifiche e varianti come le differenti motorizzazioni o il modo di dissimulare il motore troppo ingombrante. Non temiamo di fare errori, ma concentriamoci su come correggerli ed il gioco è fatto.

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Modello finito e verniciato

Infine ricordo l’utilità di una robusta bibliografia: al di là che i libri sono La Cultura (e quindi leggiamoli anzichè bruciarli come accadde in un nero passato recente) spesso sono anche fonte di ispirazione per semplificarci la vita, come nel caso del mio tender senza chiodi!  Quindi facciamo in modo che la passione si trasformi in cultura attraverso la scelta di libri fondamentali, magari pochi e scelti con attenzione perché saranno i nostri fidati amici per tutto il tempo in cui la passione ci accompagnerà.

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Modello dal lato destro
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Primo piano del tender senza chiodature
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Foto di famiglia con la cugina con distribuzione Caprotti

Carro F a tetto curvo

Ecco una nuova elaborazione sulla base del modello F di Tibidabo. Insisto su questo carro perchè vorrei mostrare – anche con l’aiuto di un prossimo articolo – come sia possibile affinare la propria tecnica costruttiva per passi successivi fino a consolidare la propria manualità e passare a modelli più impegnativi; ossia il percorso che ho iniziato circa quarant’anni fa e che ancora non ho concluso.

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Lato destro del modello terminato

Abbiamo iniziato con il carro F a cui abbiamo aggiunto solo la garitta: un elemento semplice che ci servirà di saper costruire, anche in futuro; poi siamo passati al carro tramoggia che in più, rispetto al modello base, aveva scalette e vari dettagli sul tetto. Ora vediamo di realizzare un nuovo carro con un semplice intervento centrato sul tetto e che ci servirà anche per un altro prossimo modello più impegnativo. Con una lama circolare montata sul trapano ho asportato il tetto piano che terrò da parte per altre costruzioni.

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Vista latelale

Quindi ho tagliato in orizzontale le cuspidi delle due testate facendo ben attenzione a non rovinarle, ma soprattutto sulla testata che accoglierà la garitta ho tagliato la porzione centrale della testata posta tra le due nervature centrali. In questo modo abbiamo ottenuto delle porzioni di fasciame che ci saranno indispensabile in seguito. Con plastica da 0,5 mm si realizza la garitta avendo cura che abbia le dimensioni giuste per inserirsi nel vano centrale della testata da cui abbiamo tagliato la fetta centrale. Verificata la centralità e l’ortogonalità del nuovo pezzo passiamo al tetto Con plastica da 1 mm sovrapposta e lavorata a lima, stucco e carta abrasiva si realizza il tetto che dovrà coprire sia la cassa sia la garitta.

 

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Il tetto in primo piano

Con una fresetta si lavorano le estremità per assottigliarne il profilo che dovrà presentare un profilo a C. Io avevo a disposizione un tetto realizzato con profilati a 1/2 C e ho usato quello. Ora viene la parte più delicata e di precisione. Bisogna presentare il tetto così realizzato sulla cassa e misurare lo spazio e la forma di fasciame che dovremo aggiungere in cima alla testata per raggiungere il tetto e raccordarsi al suo interno; ovviamente attingeremo dai pezzi di carrozzeria che furbamente abbiamo messo da parte prima. Quindi si incollano i vari pezzi e si stucca, avendo cura di dare continuità alla serie di doghe e spazi. Per successivi tentativi si raccordano a lima i bordi curvi perchè si inseriscano perfettamente sotto il tetto. A questo punto si incolla il tetto alla cassa e si procede a lavorare sul telaio allungando i passo e realizzando il ballatoio intorno alla garitta (vedi l’articolo https://scartamento9mm.wordpress.com/category/carri-merce/ ).

 

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Altra vista del modello finito

Quindi si arricchisce la garitta con i raccordi laterali al tetto e i vari dettagli come il finestrino anteriore, i mancorrenti e i montatoi laterali come fatto per il carro F con garitta, si aggiungono i ganci e il gioco è fatto. Mancano solo le nervature sul tetto eseguite in filo di rame piegato ed incollato prima al centro, su superficie piana e poi piegato sulle parti curve. La verniciatura è a pennello in rosso vagone per la cassa e in nero per il telaio; il tetto è in grigio ma ognuno potrà realizzarlo secondo la propria sensibilità in funzione del livello di invecchiamento che vorrà riprodurre.