Carro F a tetto curvo

Ecco una nuova elaborazione sulla base del modello F di Tibidabo. Insisto su questo carro perchè vorrei mostrare – anche con l’aiuto di un prossimo articolo – come sia possibile affinare la propria tecnica costruttiva per passi successivi fino a consolidare la propria manualità e passare a modelli più impegnativi; ossia il percorso che ho iniziato circa quarant’anni fa e che ancora non ho concluso.

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Lato destro del modello terminato

Abbiamo iniziato con il carro F a cui abbiamo aggiunto solo la garitta: un elemento semplice che ci servirà di saper costruire, anche in futuro; poi siamo passati al carro tramoggia che in più, rispetto al modello base, aveva scalette e vari dettagli sul tetto. Ora vediamo di realizzare un nuovo carro con un semplice intervento centrato sul tetto e che ci servirà anche per un altro prossimo modello più impegnativo. Con una lama circolare montata sul trapano ho asportato il tetto piano che terrò da parte per altre costruzioni.

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Vista latelale

Quindi ho tagliato in orizzontale le cuspidi delle due testate facendo ben attenzione a non rovinarle, ma soprattutto sulla testata che accoglierà la garitta ho tagliato la porzione centrale della testata posta tra le due nervature centrali. In questo modo abbiamo ottenuto delle porzioni di fasciame che ci saranno indispensabile in seguito. Con plastica da 0,5 mm si realizza la garitta avendo cura che abbia le dimensioni giuste per inserirsi nel vano centrale della testata da cui abbiamo tagliato la fetta centrale. Verificata la centralità e l’ortogonalità del nuovo pezzo passiamo al tetto Con plastica da 1 mm sovrapposta e lavorata a lima, stucco e carta abrasiva si realizza il tetto che dovrà coprire sia la cassa sia la garitta.

 

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Il tetto in primo piano

Con una fresetta si lavorano le estremità per assottigliarne il profilo che dovrà presentare un profilo a C. Io avevo a disposizione un tetto realizzato con profilati a 1/2 C e ho usato quello. Ora viene la parte più delicata e di precisione. Bisogna presentare il tetto così realizzato sulla cassa e misurare lo spazio e la forma di fasciame che dovremo aggiungere in cima alla testata per raggiungere il tetto e raccordarsi al suo interno; ovviamente attingeremo dai pezzi di carrozzeria che furbamente abbiamo messo da parte prima. Quindi si incollano i vari pezzi e si stucca, avendo cura di dare continuità alla serie di doghe e spazi. Per successivi tentativi si raccordano a lima i bordi curvi perchè si inseriscano perfettamente sotto il tetto. A questo punto si incolla il tetto alla cassa e si procede a lavorare sul telaio allungando i passo e realizzando il ballatoio intorno alla garitta (vedi l’articolo https://scartamento9mm.wordpress.com/category/carri-merce/ ).

 

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Altra vista del modello finito

Quindi si arricchisce la garitta con i raccordi laterali al tetto e i vari dettagli come il finestrino anteriore, i mancorrenti e i montatoi laterali come fatto per il carro F con garitta, si aggiungono i ganci e il gioco è fatto. Mancano solo le nervature sul tetto eseguite in filo di rame piegato ed incollato prima al centro, su superficie piana e poi piegato sulle parti curve. La verniciatura è a pennello in rosso vagone per la cassa e in nero per il telaio; il tetto è in grigio ma ognuno potrà realizzarlo secondo la propria sensibilità in funzione del livello di invecchiamento che vorrà riprodurre.

Distributore di sabbia per locomotive a vapore

Avevo visto alcune foto di attrezzature del genere in foto d’epoca scattate all’interno di depositi locomotive (a vapore) e avendo ormai un discreto numero di loco a vapore (mi avvicino alla quarantina!) tale da giustificare la costruzione in futuro di un deposito sul mio plastico in progettazione, ho deciso di realizzare il modello in scala N naturalmente sempre con con la tecnica dei materiali poveri o di recupero per garantire costi il più possibile vicini allo zero.

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Sono partito da un vecchio traliccio Volmer in HO che riposava in una scatola dai primi anni 70, utilizzato per sostenere la palificazione trasversale del mio primo plastico in HO. Essendo molto lungo ho deciso di tagliare la parte superiore per il mio modello, destinando quella inferiore alla realizzazione in futuro di qualche altro elemento di complemento per il mio plastico in progetto.

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Vecchio traliccio Vollmer in HO

Dopo aver tagliato il traliccio ho realizzato le travature orizzontali per creare una serie di z conseguenti. Lavoro noiosissimo e di precisione perchè se gli spezzoni non sono esatti o cadono o non si inseriscono.

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traliccio modificato

Finita questa fase ho preso un pezzetto di compensato da3 mm e ho eseguito i 4 fori per calarvi il traliccio ed incollarlo. Ora inizia la parte più difficile: la realizzazione del pianerottolo superiore con la relativa ringhiera. Ammetto che per ben due volte ho sbagliato a realizzare questo elemento e sono poi stato costretto per disperazione a modificarlo con fresa e trapano.

 

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Fondo del pianerottolo e fissaggio della ringhiera

Comunque i sostegni verticali della ringhiera sono il filo di costantana piegati a L e incollati sotto il pavimento del praticabile, mentre il mancorrente è in filo di rame debitamente piegato ed incollato.

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Ringhiera in fase di costruzione

Il serbatoio della sabbia è uno spezzone di stelo di una biro esaurita (vi starete chiedendo: ma quante biro esaurite ha da parte quest’uomo?). il resto è semplice: ho tagliato un dischetto da un foglio di plastica da 0,2mm per ricavare il coperchio del serbatoio e ho incollato il tutto sul pianerottolo che ho provveduto a zigrinare con il solito metodo della punta da tracciare. A questo punto ho realizzato la lunga (e noiosissima) scala di accesso con il metodo già ricordato e oggetto di un articolo apposito su questo sito.

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Quindi ho forato il fondo del pianerottolo sotto il serbatoio per ottenere la sede del tubo che dovrà – al vero – portare la sabbia alla sabbiera della locomotiva. Il tubo è in filo di rame ricoperto da una guaina di filo elettrico nero. Infine ho voluto impreziosire il modello con un particolare quasi invisibile, ma solo per mio piacere. Si tratta di un minuscolo lampione in filo di ferro fissato su uno dei 4 montanti verticali. E’ una piccola rivincita sullo strapotere della fotoincisione (ma non si accende). Per ultimo ho provveduto alla verniciatura: la base del traliccio è in bianco antinfortunistico, mentre tutta la struttura è in color grafite per dare un’aria vissuta a un impianto che per sua natura e collocazione tanto pulito non può essere. Qua e là ho ritoccato con alcune macchie di marrone diluito per simulare le chiazze d ruggine su traliccio, sul pianerottolo e sul bianco della base per spegnerlo e renderlo credibile.

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Piccolo lampione (altezza  circa 3 mm)
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Modello finito prima della sporcatura

 

 

 

 

 

 

Locomotore Diesel F.S. Ne 120 -Truman

I mezzi da manovra non attirano particolarmente la mia curiosità a meno che non abbiano una storia complessa e un utilizzo nella realtà che prevede anche un minimo uso trazionistico extra scalo.

Avendo ambientato la mia produzione fino agli anni ’80 ho quindi pensato di realizzare una D143 ma non nella versione attuale, bensì riferita agli anni immediatamente successivi al suo arrivo in Italia al seguito delle truppe americane nel ’43, questo perché mi intrigava riprodurre le marmitte in vista e gli sportelli con la rete che facesse intravedere l’interno del cofano. Ho recuperato un po’ di documentazione fotografica grazie anche agli album edizione ElleDi, oggi quasi introvabili e ho iniziato i lavori.

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Modello completato e verniciato

Meccanica: volendo andare sul sicuro ho acquistato la meccanica di Lineamodel in kit e ho provveduto al montaggio di assi, carrelli, prese di corrente ecc. Questo mi ha facilitato tantissimo anche perché mi ha fornito la base d’appoggio per le fiancate dei carrelli.  Questi ultimi sono stati realizzati sulla base di fiancate di carrelli che vengono fornite insieme con le motorizzazioni di origine giapponese (forse Tomix?). ho mantenuto le due molle verticali estreme all’interno del doppio collo di cigno del carrello e ho provveduto a realizzarne altre due per ogni fiancata; il metodo è semplice: basta un filo di rame avvolto su una superficie cilindrica di giusto diametro (es un chiodino) e poi si taglia della giusta lunghezza la spirale ottenuta.

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Dettaglio della sovrastruttura del carrello

Carrozzeria: è in plasticard da 0,5mm. Ho iniziato dalla parte più delicata ossia aprendo le finestre degli sportelli. Nella realtà ogni apertura è costituita da due sportelli affiancati ognuno suddiviso orizzontalmente in due parti. Non volendo complicarmi la vita e per ottenere un risultato ottimale in termini di trasparenza e di verticalità della struttura ho preferito ricavare per ogni fiancata di avancorpo tre asole rettangolari delle dimensioni ciascuna pari ai due sportelli affiancati, poi ho provveduto con punta da tracciare ad incidere verso l’esterno le giunture delle cornici degli inesistenti sportelli. Quindi sul retro ho incollato una rete di plastica che proviene da un portadocumenti di un portafoglio, ormai al macero, delle dimensioni di tutta la fiancata. In questo modo ho garantito la verticalità della griglia, la sua continuità e un importante contributo alla rigidità laterale dell’avancorpo.

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Vista laterale delle griglie passanti

Fatto ciò ho tagliato delle sottilissime strisce di plasticard di spessore 0,2 con due formati diversi: quello per la separazione verticale di ogni griglia per creare i due sportelli affacciati e poi altri più piccoli per la divisione orizzontale di ogni sportello: per farla corta: alla fine bisogna realizzare una croce per ogni vano grigliato. Con l’ausilio di foto e disegni ho poi realizzato la cabina centrale con i vari particolari: griglie inferiori (questa volta con tulle da confetti) chiodature ottenute per incisione sul rovescio, sgocciolatoio a v rovesciata, ecc.  Sugli avancorpi ho poi realizzato le caratteristiche marmitte usando tondino di rame per il corpo esterno e filo di rame per gli scappamenti e i terminali che si infilano nell’avancorpo. Sui panconi (plastica da 1 mm) ho posizionato i respingenti, i montatoi, il gancio realistico e i due piccoli fanali ravvicinati, al centro.

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Tetto con marmitte e sportelli

E ora la parte più delicata e noiosa, per me: i mancorrenti. Bisogna prima forare i praticabili per infilare i supporti verticali in filo di acciaio e poi incollarli con loctite. Infine si raccordano orizzontalmente con il mancorrente che terminerà curvo.

A lavoro ultimato mi sono accorto paradossalmente che ….sono stato troppo bravo: la griglia permette un’ottima vista dell’interno degli avancorpi e a ben guardare spunta un po’ il rosso delle viti senza fine e l’ottone dei volani. L’ultimo lavoro sarà quindi verniciare di nero i volani e creare una piccola paratia per nascondere le viti senza fine.

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Modello verniciato, completo di ogni dettaglio descritto nel testo

La verniciatura è come sempre a pennello: rosso segnale per i panconi, castano per la parte bassa del telaio, carrelli e praticabili, mentre l’isabella è stato usato per il resto della carrozzeria, argento le marmitte. In fase di verniciatura raccomando la massima attenzione affinchè nessun quadrato delle griglie resti intasato dalla vernice.

Carro F.S. tipo F tramoggia

Ormai moltissimi anni fa – circa trenta – quando volevo saggiare la mia manualità su dimensioni così ridotte come imponeva la scala N, decisi timidamente di avventurarmi su una semplice elaborazione di un carro Tibidabo, con pochi rischi ed eventualmente elevato grado di soddisfazione se l’opera si fosse concretizzata positivamente. Scelsi un carro F la cui incisione è apprezzabilissima ancora oggi e decisi di realizzare un carro tramoggia come nella realtà avvenne nel dopo guerra, adattando i carri generici ad usi specifici in assenza di materiale adeguato.

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Carro completato, vista laterale

La pochezza degli interventi eseguiti semplifica di molto la descrizione: per la scaletta di accesso al tetto rimando alle tecniche di realizzazione di scale di servizio (percorso: Categorie>accessori per modelli,  oppure  scartamento9mm.wordpress.com/category/accessori-per-rotabili/ ).

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Particolare della testata con i nuovi aggiuntivi autocostruiti

Il praticabile sul tetto è in plastica da 0,5 mm opportunamente zigrinato con incisioni a 45 gradi con punta da tracciare. Ho poi fissato dei piccoli cunei sotto di esso per garantire l”orizzontalità del praticabile vista l’inclinazione del tetto spiovente. Per i boccaporti ovali sul tetto ho usato plastica da 2 mm opportunamente sagomata con lima e carta seppia, poi ho aggiunto le maniglie in filo di rame e le cerniere, in plastica da 0,1mm. Anche qui i boccaporti sono stati incollati su una base di plastica che ne assicura la messa in piano. Sistemato il tutto si fora con punta da 0,5mm nei punti dove dovranno essere fissate le ringhiere che sono in filo armonico (io uso del filo di costantana): prima si costruisce il perimetro a U e poi lo si colloca in sede e lo si incolla, quindi si tagliano i supporti centrali, li si infila nel loro foro, li si appoggia alla cornice a U rovesciata e si incolla con loctite.

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Vista del tetto corredato dai vari elementi

Infine agli angoli del carro – in corrispondenza con i montatoi – ho fissato due mancorrenti verticali. Il grosso del lavoro finisce qui. Ora basta verniciare il tetto in argento e i boccaporti in argento e in nero ringhiere, scale e mancorrenti. Non ho voluto intervenire sulla codifica del carro perchè non possedevo decals adatte e quindi sono rimaste quelle originali, a mio avviso un sacrificio accettabile in attesa di tempi migliori.

Lampioni artistici (non illuminati)

Quando si iniziava la scuola ai miei tempi si svolgeva un programma di apprendimento basato sulla ripetizione di aste e O per prendere possesso dello strumento di scrittura e della propria mano. Devo dire che non mi sono trovato male nella vita ad applicare questo metodo semplice, ma rigoroso.

Per il modellismo ho adottato gli stessi criteri che sono un misto di esercitazioni pratiche e umiltà, per capire se ero in grado di soddisfare gli standard qualitativi che nel tempo mi sarei imposto, pur in una scala così “sfidante”. Ecco che nei primi anni ’80 stabilii le mie “aste” modellistiche: riprodurre tutto ciò che attirava la mia attenzione nel mondo ferroviario, e non solo, ma statico (un problema alla volta, via!) scegliendo materiali poveri e tecnologie terrra-terra. Devo dire senza vergogna che questi materiale, i  criteri produttivi e soprattutto l’umiltà mi fanno compagnia da ormai 40 anni e credo di averli affinati in modo decoroso e sono il pilastro per ogni mia produzione.

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Lampione a due bracci

Tornando a noi ecco che la mia attenzione fu attirata dai lampioni stradali (non illuminati) e sono partito anche qui dalle aste: ho scelto un modello che prevedeva due luci a globo. Ma dove trovare i globi? Mi vennero in aiuto le mie nipotine di pochi anni che mi cedettero alcune perline che usavano per decorare gli abiti delle loro bambole. quindi decisi di riprodurre un modello di lampione urbano a candelabro doppio, in cui le perline venivano inserite nei bracci costituiti da tubi di rame vuoti da 1 mm. Il montaggio avvenne con legatura di filo di rame e loctite.

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Superato il primo esercizio passai a complicare il modello con un lampione il cui punto luce fu sostituito con il comune proiettore urbano questa volta ottenuto dalla lavorazione a lima di una materozza da scatola di montaggio di carri armati cedutami da mia fratello; il prodotto finale lo avete visto su questo sito nell’articolo sul diorama trifase, alla pagina https://scartamento9mm.wordpress.com/category/diorami-e-plastici/  e che riporto qui per completezza.

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Mensola con difficoltà 2

Non pago decisi anche di affrontare un altro disegno della mensola di supporto,facendola più piccola ed elaborata per capire fin dove potevo spingermi. I materiali sono sempre i soliti: tubetto di rame forato per lo stelo e fio armonico di ottone per la mensola porta lampada. I vari segmenti che compongono la mensola sono uniti tra loro con piccoli anelli di fio di rame che contribuiscono all’estetica complessiva, rinforzati con loctite.

Dato che anche meccanicamente il modello reggeva decisi di concludere l’esercizio con un lampione addirittura a tre bracci e globi: ogni braccio è eseguito separatamente e poi montato sullo stelo principale con loctite. Come avrete potuto capire dalla lettura di tutti gli articoli fin qui realizzati – compreso questo –  ho sempre

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Lampione con tre luci – difficoltà 3

cercato la standardizzazione nella progettazione per poter crescere nella qualità del prodotto finito, partendo da una base consolidata da sviluppare e arricchire con nuove tecniche e materiali inediti.

La verniciatura è a spruzzo con vernice nero lucido per gli steli, ma si possono adottare anche il verde scuro o l’argento. Per valorizzare le mensole ho scelto di dipingerle a pennello in color ottone, mentre i punti luci sono stati colorati con argento acrilico, sempre a pennello. A seguire si può dare uno mano di trasparente lucido per protezione.

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Lampione semplice  verniciato
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Verniciatura a due colori

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Dopo oltre trent’anni ho ritrovato in una scatoletta – non senza una buona dose di commozione – questi esercizi scolastici e ho deciso di dipingerli e pubblicarli per dare coraggio soprattutto ai giovani che vogliano mettersi all’opera e che siano spiantati quanto lo ero io, per dire loro che con costi quasi nulli e il supporto di passione, inventiva e caparbietà si possono ottenere buone basi di partenza per solide gratificazioni future.

Micro diorama trifase

Lo scorso anno (2018) mi accorsi che ero ormai in possesso di un discreto numero di locomotori trifasi e quindi sarebbe stato bello poterli fotografare in un ambiente coerente. Poiché sono a digiuno delle più sofisticate tecniche usate per la costruzioni dei plastici e visto che  tra un pò – quando non avrò più modelli  italiani da autocostruire o non avrò più l’occhio o la mano saldi – dovrò iniziare ad esplorare anche quest’universo per realizzare un plastico per far sgranchire le ruote ai miei modelli, mi sono detto che potevo dedicare qualche ora a questa distrazione. In effetti si è trattato di raccogliere tanti piccoli particolari che nel tempo avevo costruito per mettere alla prova le mie capacità costruttive, integrate in un contesto paesaggistico il più semplice possibile perché volevo appunto dedicare poco tempo all’opera applicando sempre il concetto guida di Muzio, ossia l’uso di materiali poveri e di semplice reperimento.

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Vista d’insieme

E di tempo gliene ho dedicato davvero poco: sommando tutti gli interventi non credo di aver impiegato più di 6 ore  per assemblare il tutto, tenendo conto però che i molti elementi erano già stati preparati in precedenza (cabina, scambi, carrello per visita linee, palificazione c.a.).

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Altra vista dall’alto

La base: ignorando ogni decalogo modellistico che prevede una struttura anti deformazione ho trovato  più comodo usare un pezzo di compensato spe misure 30cm x 15cm, ossia uno spezzone di linea di nemmeno 50 m al reale. Su di esso ho incollato con vinavil uno strato di polistirolo da 5 mm proveniente da imballi per accogliere il binario a sua volta incollato con lo stesso collante. Ho poi impreziosito il tutto con spezzoni di rotaie distanziometriche dipinte di bianco e quindi ho depositato sulle rotaie uno strato di graniglia di ardesia colorata usato in edilizia e fissata con la solita mistura di acqua, vinavil e gocce di detersivo per i piatti e distribuito con l’ausilio di una piccola siringa senza ago.

Descrivo di seguito in modo succinto i vari elementi che compongono la scena.

Terrapieni: i muri sono in cartoncino inciso in rilievo, incollato su un pezzo di compensato e poi incollato al bordo della collina ottenuta con strati di polistirolo lavorati al saldatore. L’invecchiamento dei muri è stato eseguito con vernice acrilica di scarto, molto diluita e data a pennello in più riprese.

Manto erboso: segatura setacciata e colorata con colorante universale per vernice murale.

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Ecco i terrapieni e gli alberi in secondo piano

Alberi: non avevo voglia di cimentarmi con tecniche sofisticate come quella di intrecciare i fili di rame e poi cospargerli di colla e foglie modellistiche e quindi ho pensato di usare semplici spighe di erba essiccata e verniciata a spruzzo. Da vicino il confronto non regge, ma da distante possono essere benevolmente presi per cipressi.

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Cabina scambi: è una vecchia conoscenza e la potrete ritrovare su questo sito seguendo il percorso: “Categorie>>accessori per plastici”  oppure direttamente sul web all’indirizzo sotto riportato: https://scartamento9mm.wordpress.com/category/accessori-per-plastici/

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Passaggio a livello: la strada è un foglio di plasticard dipinto in nero molto diluito, in più riprese per riprodurre un manto asfaltato trascurato.

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Passaggio a livello

La segnaletica orizzontale è stata eseguita con una matita dalla mina bianca, anche qui con mano leggera perché sia intonata con le condizioni del manto stradale. Le sbarre sono dei profilati di plasticerd a T su cui ho incollato un pezzo di filo di ottone ad una estremità per simulare la punto dell’asta, mentre la parte di supporto del bilanciere e lo stesso sono ottenuto con plastica da 2 mm tagliata, sagomata e fissata a terra con colla per plastica, dopo aver ricevuto la dovuta colorazione: essendo la plastica di base già bianca mi sono limitato a verniciare a strisce rosse le sbarre e nere il basamento.

Lampione:

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Lampione non illuminato

è un semplice tubetto di rame in cui ho inserito un filo armonico con la caratteristica piegatura a C e un secondo segmento con piega a S che raccorda e rinforza il primo braccio.

Il tutto è stato prima fissato con due piccole legature di filo di rame e poi stabilizzato con loctite. La luce del lampione altro non è che un pezzo di materozza da scatola di montaggio, lavorata, forata per far passare il filo di rame che sarà fissato allo stelo curvo. Il tutto verniciato a smalto: nero per lo stelo e argento per la luce.

Palificazione: è tutto descritto allo stesso indirizzo della cabina scambi.

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Palo trifase controventato

 

 

 

Carrello di visita della linea:

l’avevo costruito circa vent’anni fa, senza un preciso disegno, ma ispirandomi a quello che vedevo sulla linea Torino Milano che spesso percorrevo per lavoro. E’ quindi una semplice interpretazione modellistica senza pretese: è in filo di ottone e rame i cui componenti sono fissati con colla per plastica per azzeccare la giusta posizione, poi fissati con loctite. Per le minuscole ruote utilizzati carrucole di origine navale a cui limai un bordo. La verniciature fu eseguita come sempre a pennello in colo giallo (all’epoca si usavano gli smalti..).

 

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scala per manutenzione linea aerea

Sfondo: dimenticavo…. si tratta di un brandello di lenzuolo anni 80 che mia moglie usava per le pulizie e quindi dai colori ormai sfumati. Stirato, inamidato e teso con due mollette da stendere e appeso sopra due libri aperti dietro al diorama, fa il suo sporco effetto. Ancora una volta: non serve spendere grandi cifre per realizzare qualcosa di decente, basta manualità, inventiva, un pizzico di genialità ed aver vissuto in periodi di ristrettezza che aguzzano ingegno, fantasia e umiltà. Ciò che dovrei fare sarebbe evitare le ombre sugli sfondi e altre ingenuità che i fotografi esperti sono certo sapranno perdonare: d’altronde non si può essere bravi in tutte le materie!

Tutto qui: come si vede niente di cui andare particolarmente fieri, ma in poco più di mezza giornata sono riuscito a realizzare un’idea che mi è venuta in mente al mattino appena alzato e che ha preso veste definitiva per l’ora del the e tanto mi basta. Una buona notizia per chi pensa di non farcela: basta tentare e ogni errore sarà lo scalino più in alto da cui ripartire.

Di seguito presento due esemi di ambientazione di modelli trifase autocostruiti e già apparsi su questo sito. Li troverete selezionando la categoria “Locomotori elettrici”.

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Doppia trazione di E432 + E431 in transito
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E 354 sulla linea del Brennero con un merci minimo

Comunque il risultato dell’ambientare dei miei trifase mi soddisfa (anche perchè si guarda più ai modelli che allo sfondo..). Però quando realizzerò il mio plastico sarò mooolto più meticoloso!